L’AI scrive codice, ma chi costruisce il prodotto? I nuovi profili dello sviluppatore secondo il creatore di Claude Code
L’AI scrive codice. Perché allora studiare per diventare sviluppatore?
Se l’intelligenza artificiale sa già scrivere codice, perché investire due anni a formarti come sviluppatore?
La risposta non è “perché l’AI non funziona”. È il contrario: proprio perché funziona, il valore di chi sa sviluppare non diminuisce — cambia forma.
Lo sviluppatore non sta scomparendo. Sta diventando qualcuno che non si limita a digitare istruzioni, ma che capisce un problema, progetta una soluzione, guida l’AI e porta un’idea fino a un prodotto che funziona davvero.
A dirlo non è un post generico sul futuro del lavoro. È Boris Cherny, creatore e responsabile di Claude Code in Anthropic — uno degli strumenti di sviluppo con AI più discussi oggi. In un’intervista e in riflessioni successive sul suo team, Cherny ha descritto come sta cambiando il lavoro di chi costruisce software. E il messaggio è chiaro: saper generare codice non significa saper costruire un prodotto.
Generare codice non basta: serve chi costruisce il prodotto
Nel team di Claude Code, ha raccontato Cherny, non sono più soltanto gli sviluppatori a programmare.
Scrivono codice anche designer, product manager e engineering manager. L’AI ha abbassato la barriera tecnica: più persone possono produrre codice.
Ma qui arriva il punto decisivo.
Avere un prototipo generato in pochi minuti non significa avere un’app sicura, stabile, usabile, mantenibile. Serve qualcuno capace di:
- comprendere il problema reale delle persone
- progettare una soluzione sensata
- controllare ciò che l’AI produce (errori, scorciatoie, falle di sicurezza)
- trasformare un prototipo in qualcosa che funzioni nel mondo reale
Per questo il ruolo dello sviluppatore non diventa meno importante. Diventa più ampio, più strategico e più interessante. Non conta solo la qualifica sul curriculum: conta il contributo che dai nelle diverse fasi della vita di un prodotto.
Nell’articolo su come l’AI agentica sta cambiando il lavoro del fullstack developer abbiamo raccontato gli strumenti (Cursor, Copilot, Claude Code) e come cambia la giornata tipo. Qui andiamo un passo oltre: che tipi di contributo servono davvero quando l’AI scrive gran parte del codice.
I 5 profili dello sviluppatore secondo Boris Cherny
Cherny distingue diversi modi di contribuire a un prodotto. Non sono necessariamente titoli di lavoro fissi: sono ruoli che puoi riconoscere in te stesso, o attraversare nel corso della carriera. Nel suo team — e più in generale in Anthropic — i confini tra engineering, product e design si stanno sfumando: quello che definisce il tuo valore è il contributo concreto che dai al prodotto, non il titolo che hai sul biglietto da visita.
I prototipatori (Prototyper)
Partono da un problema, immaginano una possibile soluzione e costruiscono rapidamente qualcosa da provare. Raccolgono feedback, scartano ciò che non funziona e migliorano l’idea, un’iterazione dopo l’altra. Con l’AI, prototipare è più veloce: la differenza la fa chi sa cosa vale la pena testare.
I costruttori (Builder)
Prendono un prototipo e lo trasformano in un prodotto vero: funzionante, sicuro e pronto per essere utilizzato dalle persone. Qui entrano qualità del codice, architettura, test e prestazioni.
I manutentori (Maintainer)
Garantiscono che il software continui a funzionare nel tempo, anche quando cambiano le tecnologie o emergono nuovi problemi. Aggiornamenti, sicurezza, affidabilità: lavoro spesso poco visibile, ma senza il quale un prodotto crolla.
Gli scalatori (Grower)
Partono da un prodotto che funziona e lo preparano a crescere: più utenti, più dati, più funzionalità. Secondo quanto emerso nell’intervista a Cherny, sono tra le figure oggi più popolari in contesti come Anthropic — perché far crescere qualcosa che già funziona è spesso più difficile che inventarlo da zero.
I perfezionatori (Sweeper)
Si occupano dei dettagli che fanno la differenza: migliorare il codice, semplificare l’infrastruttura, affinare l’esperienza utente. Tolgono ciò che non serve, ottimizzano, rendono il prodotto più chiaro e più solido.
Puoi riconoscerti in una di queste categorie. Oppure puoi attraversarle tutte nel corso della tua carriera. L’importante è capire che studiare sviluppo software oggi significa prepararti a questi contributi — non solo a scrivere righe di codice a mano.
Cosa significa se stai scegliendo cosa studiare
Imparare a sviluppare non è (solo) imparare una sintassi. Significa imparare a:
- comprendere problemi — prima di chiedere all’AI di scrivere codice
- progettare soluzioni — decidere cosa costruire e come
- usare l’AI in modo consapevole — come strumento potente, non come sostituto del pensiero
- decidere che cosa costruire, come costruirlo e come farlo funzionare davvero
Le basi restano indispensabili. Se non sai leggere e valutare il codice, non puoi controllare ciò che l’AI produce. Se non sai ragionare su un sistema (frontend, backend, dati, sicurezza), non puoi trasformare un prototipo in un prodotto.
Come abbiamo scritto nel pezzo sullo sviluppo agentico: l’AI amplifica chi sa pensare. Non sostituisce chi non sa.
Perché un corso post-diploma ha senso proprio ora
In Italia, per allineare la quota di occupati ICT alla media europea, servirebbero circa 236.000 professionisti digitali in più (fonte: Anitec-Assinform / Osservatorio sulle Competenze Digitali 2025). Ogni anno compaiono circa 136.000 annunci LinkedIn per figure ICT, ma il sistema formativo ne immette sul mercato circa 73.000. E secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, gli sviluppatori di software e applicazioni sono tra le professioni destinate a crescere di più entro il 2030.
Il paradosso è solo apparente: l’AI aumenta la produttività di chi sa sviluppare, ma aumenta anche la quantità di software che imprese e organizzazioni vogliono costruire. Serve più gente capace di guidare quel processo — non meno.
Un corso post-diploma nello sviluppo software non ti prepara semplicemente a diventare qualcuno che scrive codice. Ti prepara a diventare qualcuno che usa il codice e l’intelligenza artificiale per progettare, costruire e migliorare prodotti digitali.
ITS Tech Talent Factory offre a Milano e a Cassina De Pecchi il corso Full Stack Developer — un percorso biennale post-diploma che forma sviluppatori completi su JavaScript, React, Node.js, database e cloud. Un percorso pensato per costruire software nel modo in cui si costruisce oggi: con basi solide, strumenti attuali e la capacità di passare dall’idea al prodotto.

